Feeds:
Articoli
Commenti

Da alcuni studi (Chusnir e Parker 1984) sembra che le donne esprimano un maggior bisogno di potere socializzato attraverso una più spiccata motivazione al successo rispetto agli uomini.

Io so, come tutti, che ci sono delle differenze fra uomini e donne, ovviamente fisiche ma anche mentali e comportamentali. Personalmente apprezzo queste differenze poiché dalla loro unione e comprensione reciproca nasce sempre qualcosa di più importante della semplice sommatoria delle parti.

Oggi Voglio semplicemente ringraziare alcune donne che rappresentano modelli d’eccellenza e rispecchiano benissimo l’inevitabile destino di chi applica, anche senza volerlo o saperlo, la leadership dell’evoluzione creativa, facendo affiorare la concretezza di uno stile di leadership personale, aperto ad ogni essere umano in grado di fondere il cuore con la mente in un unico centro.

  • FRIDA KAHLO
  • Il potere alchemico di una leader della creatività che ha saputo trasformare il dolore in arte, dimostrando come ogni fase negativa della vita possa nascondere un seme di straordinarie opportunità di successo. Alla domanda sul perché dipingesse un gran numero di autoritratti rispondeva: “Dipingo me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio “ ( dalla rivista ” Asì, Mexico ” del 17 marzo 1945.)

  • HELEN KELLER
  • Una scrittrice diventata sordo-cieca a 19 mesi a causa di una malattia; invece di rinchiudersi nel guscio intimistico della propria infermità, ha trasceso i propri limiti fisici e ci ha insegnato a valorizzare la vita partendo dalla solidarietà e dall’impegno sociale. Le frasi emblematiche del suo stile di leadership sono: “La vita è un’audace avventura, oppure non è nulla.” e “Nessun pessimista ha mai scoperto i segreti delle stelle, ha mai navigato verso terre sconosciute o ha mai aperto un nuovo paradiso nello spirito umano.”

  • HULDA CROOKS
  • Hulda all’incirca verso i 70 anni, invece di cominciare a chiudere i battenti come molte della sua età che si rintanano in casa a cucire sciarpine di lana per i nipoti, ha deciso che era un buon momento per iniziare un nuovo sport: l’alpinismo. Per 25 anni si dedica a scalare le montagne più alte del mondo aggiudicandosi il record come la donna più anziana ad aver scalato il monte Fuji. Qualcuno ha detto di lei: “No mountain was ever too high for this gentle giant. With a twinkle in her eye, and purpose in her step, ‘Grandma Whitney’ showed the world that mental, physical and spiritual health is attainable at any age”

  • MADRE TERESA DI CALCUTTA
  • La leadership di Madre Teresa appoggia le sue basi su un misticismo disincantato, una spiritualità accogliente caratterizzata dalla competenza di chi sa rimettere in ordine la confusione generata dalla materialità della sofferenza, della povertà e della malattia. Amore per il prossimo, compassione, carità, grandi capacità di gestione delle persone e delle cose, abilità e determinazione nel prendere le decisioni sono alcuni dei gioielli della “matita di Dio”, come amava definirsi. Madre Teresa per me è stata un grande cuore che sapeva agire. Di seguito un collage delle sue affermazioni più adatte allo sviluppo personale e a questa scuola per aspiranti leader:

      “…Se aiuti la gente, se ne risentirà
      non importa, aiutala.
      Dà al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci
      non importa, dà il meglio di te.”.
      “…Fino a quando sei viva, sentiti viva.
      Se ti manca cio` che facevi, torna a farlo.
      Non vivere di foto ingiallite…
      Insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.”
      “… La rotta migliore? La via giusta.
      La sensazione più piacevole? La pace interiore.
      L’accoglienza migliore? Il sorriso.
      La miglior medicina? L’ottimismo.”
  • ARETHA WILLIAMS
  • Non la conoscete vero? E’ l’eroica mamma di Ray “Genius” Charles. Suo figlio nero in un ambiente razzista, povero in un contesto senza speranza e in procinto di diventare cieco all’età di 6 anni, si sentiva costantemente ripetere: “Ricordati, tu non sei un disgraziato”. Lo trattava con rispetto, suo figlio, senza esonerarlo dall’amara esperienza della realtà con la quale si stava scontrando; privandolo degli ammortizzatori di pseudo affetto materno fine a se stesso, poiché questo era l’unico modo per attrezzarlo in maniera idonea ad un futuro nel quale poter essere autonomo e farcela da solo. Paolo Crepet in uno dei suoi libri sostiene: “Ray Charles è diventato colui che abbiamo ascoltato, conosciuto e amato proprio grazie a una donna senza cultura né denaro, ma con un talento insuperabile da educatrice.” Grande coraggiosa leader.

  • EMMA MARCEGAGLIA E MARINA BERLUSCONI
  • …. Scherzo! Sicuramente sono due tra le donne italiane con un evidente ruolo di potere in Italia ma non ho trovato niente nella loro esperienza di vita, almeno quella nota alle cronache, che possa essere utile ad affinare la leadership secondo i principi di questo blog. Le ringrazio comunque poiché ci fanno capire il dislivello fra la leadership istituzionale e la leadership innovativa, creativa ed evolutiva di cui mi piace parlare. La vecchia leadership è caratterizzata da una spiccata ereditarietà genetica e dal mantenimento di rendite di posizione mentre i leader dell’evoluzione creativa emergono per il coraggio, la volontà e l’entusiasmo a favore della rottura degli schemi e si distinguono per un’insofferenza epidermica allo status quo.

    E poi ci sono Chiara, Sara, Sandra, Francesca, Elisa, Astrid, Antonella, Marina, Daniela, Susanna, Mirna, Anita, Anna, Elena, Giorgia, Maria, Michela, Patrizia, Monica, Barbara, Silvia, Valeria, Elena, Simona…

    …e tutte quelle eroine del quotidiano, protagoniste di grandi azioni gloriose e comuni nello stesso tempo che passano pressoché inosservate agli onori delle cronache. Spesso, come tutti i veri leader, queste donne nuotano nel mare sempre mosso della vita di tutti i giorni con la fervida intenzione di rimanere a galla. Per questo, sono persone migliori e contribuiscono, ad ogni istante, alla costruzione di un mondo più vero.
    Grazie donne della leadership creativa, buona evoluzione.
    F.P.

    Secondo J.P.Guilford il pensiero divergente è quello che permette di risolvere problemi aperti che prevedono la scelta di più alternative ed è un modo di pensare strettamente connesso all’atto creativo poiché stimola la capacità di individuare più soluzioni per lo stesso quesito.
    Immaginazione, scoperta, invenzione, innovazione, esplorazione di nuovi schemi sono le caratteristiche del pensiero divergente con il quale possiamo navigare nel mare infinito dei mondi possibili.
    L’idea che voglio esprimere, in questo articolo la descrivo attraverso sette modalità diverse, al fine di allenare il pensiero divergente.

      Superare i limiti / one

    Ci sono poche cose di cui sono profondamente certo.

    Sono molti i dubbi e le domande che mi faccio e più vado avanti più sembrano aumentare con gli anni.

    Ecco una delle mie poche certezze: i limiti che impediscono la completa realizzazione della nostra vita, almeno per quello che riguarda la mia esperienza, sono frutto del modo di pensare.

    Se rispondiamo sempre con le medesime emozioni alle solite modalità di ragionamento e sequenze di pensieri finiremo per produrre risultati immutabili e ripetitivi, anche se cambiamo i soggetti.

    In sintesi per ottenere ciò che non abbiamo ancora realizzato occorre pensare in modo diverso.

      Superare i limiti / two

    Le regole della vita e della mente sono simili a quelle dell’agricoltura.

    Lavorare la terra costa fatica e impegno poiché è collocata in posizione scomoda: in basso, sotto i piedi.

    Se seminate zucchine è molto probabile che raccoglierete zucchine. C’è anche il rischio di non raccogliere nulla se non si seguono le regole e si lavora male ma una cosa è certa: se ci sarà un raccolto quello sarà di zucchine!

    Cambiare sementi, diversificare le colture e curare il terreno vi darà possibilità di ottenere prodotti diversi distribuiti in ogni stagione dell’anno e magari col tempo concentrarvi sui frutti che più vi piacciono o determinano il maggior profitto.

      Superare i limiti / three

    Rompere il guscio dell’uovo è indispensabile per ottenere una deliziosa e squisita frittata.

    La limitata, abituale, consolidata struttura del vecchio deve essere distrutta per ottenere un miglioramento.

    L’uovo può sembrare bello alla vista ma la frittata è buona, nutriente e può essere divisa e condivisa. Per creare qualcosa di nuovo bisogna prima rompere il confine, l’armatura, il telaio di qualsiasi processo, struttura, strategia o politica precedente.

      Superare i limiti / four

    Smettete di confermare la vostra famosa abilità ad esitare: pensate una cosa e fatela!

    Agite, rinnovate, cambiate. Allenatevi alla trasformazione, trasmutate il vostro ego e fate cose che non avete mai fatto.

    Parlate con persone diverse, sorridete anche quando non ne avete voglia e diventate degli ipnotizzatori. Guardate le persone negli occhi senza giudicare e fate in modo che al vostro funerale, le persone che vi vogliono bene, dicano quello che vorreste sentire.

    Avete ancora un po’ di tempo.

      Superare i limiti / five

    Regola 1

    Aprire la mente.
    Alzare lo sguardo.
    Ampliare la visione.
    Sollevare il punto di vista.

    Regola 2

    Concentrarsi sul compito, non sul risultato.
    Fare un passo per volta. “nel golf, per esempio ‘a ogni buca devi pensare che è la prima’.”

      Superare i limiti / six

    Ogni giorno mi scontro con una persona che commette errori, che non sa essere disciplinata, che si concentra troppo su di sé e dimentica il centro.

    Una persona i cui limiti sembrano enormi e devastanti.

    Una persona impulsiva, reattiva e apparentemente arida.

    Ogni sera mi guardo allo specchio e perdono quella persona, ringraziandola per l’impegno, fiducioso all’idea che presto realizzerà sogni e obiettivi.

      Superare i limiti / seven

    “E’ proprio vero che ci limitiamo così terribilmente in tutte le nostre forme di pensiero!”

    (Milton H. Erickson)

    Questo è stato un ottimo esercizio per me. Come vedete ogni parte esprime lo stesso concetto e nello stesso tempo apre a nuove intuizioni. Per ogni cosa che volete fare prevedete sempre sette possibili modalità o anche più. Diventate maestri del pensiero divergente e artisti creativi della vostra vita.
    Forse sono uscito dai limiti del tema ma d’altronde i limiti sono solo nella nostra mente.

    Francesco Perticari

    Bibliografia

    I racconti didattici di Milton Erickson
    ISBN: 8834007441

    Prezzo € 14,50

    Compralo su Macrolibrarsi

    il gladiatore

    “… Diamo il nome di ‘leader’ a una persona che si comporta in un certo modo in un gruppo e chiamiamo seguace un’altra persona, sebbene a pensarci bene è difficile dire quale dei due viene per primo o quale sarebbe la posizione dell’uno se non ci fosse l’altro.”
    ( da “Pragmatica della comunicazione umana” P. Watzlawick, J. H. Beavin, D. D. Jackson)

    Prendo spunto dalla frase di questo libro per condividere un’intuizione di questi giorni sull’interpretazione multiforme del concetto di leadership e sui suoi labili confini.

    E’ meglio comportarsi da leader anche quando si decide di essere dei seguaci, degli adepti, dei fan, degli allievi. Anzi è proprio in queste situazioni che la leadership è indispensabile per non correre il rischio di consegnare ad altri la responsabilità delle nostre azioni e della nostra vita.

    In altri termini la leadership, quella creativa, evolutiva, non è prerogativa di chi ha la responsabilità di guidare altri ma anche e soprattutto di chi si pone nell’atto di seguire.

    Chi guida è comunque guidato, a sua volta, da qualcuno e, se è un vero leader, è guidato da qualcosa di superiore: i principi.

    Nel famoso film il gladiatore le qualità classiche della guida ci sono tutte ed è per questo che viene spesso usato nei corsi sulla leadership. Il generale Massimo Decimo Meridio, interpretato da Russell Crowe incarna le doti migliori del leader come la pro attività, il coraggio, il carisma, la comunicazione, la decisione, la capacità di valutazione dei rischi e molte altre. Ma l’espressione più vera della sua leadership la esprime quando decide di SEGUIRE i propri principi pagando a caro prezzo con quello che gli è più caro: la vita della moglie e del figlio, la libertà e la famiglia. Il suo atto più autorevole non è un atteggiamento stereotipato come un’azione eroica, un comando coinvolgente, uno spunto motivazionale, uno slancio da grande guida, una vittoria sul campo. Il gesto da vero leader del generale romano è quello di seguire lo scomodo principio della giustizia.

    Il leader è un coraggioso interprete dei principi universali che segue e applica con impegno e fiducia, mettendoli sempre al centro della propria vita.

    La Leadership dell’evoluzione creativa è la capacità di sostenere, appoggiare e alimentare il vero sé nella realizzazione dello scopo della propria esistenza. A volte può essere necessario, per un periodo di tempo limitato, seguire le regole di altri; allora occorre farlo con consapevolezza.

    Ecco alcuni spunti per aspiranti seguaci-leader:

      E’ impossibile guidare se non si è capaci di seguire.
      E’ impossibile trasmettere qualcosa se non si è in grado di ascoltare.
      E’ impossibile comandare se non si è in grado di obbedire.
      E’ impossibile dare se non si ha la capacità di ricevere.
      E’ impossibile fare entrare se le porte sono chiuse.
      E’ impossibile attrarre se non si aderisce.

    Un vero leader queste cose le sa.

    Sa perfino che per esprimere al meglio la propria autorevolezza deve essere seguito da altrettanti leader.

    Egli non segue i cani da pastore e le pecore le lascia pascolare altrove.

    Buona caccia, seguaci della leadership.

    Francesco Perticari

    perché lavori?

    Se qualcuno ti chiedesse: “Perché lavori?”
    Sicuramente ti verrebbe da pensare: “… Ma questo è scemo!”.
    Sì, perché le domande fondamentali della vita, a volte, ci sembrano stupide.
    Io sto ancora meditando su questa stupida domanda e la risposta non è ancora completamente chiara.
    Credo ci possa essere d’aiuto la guida ispiratrice di un vero leader che si è posto seriamente e con leggerezza la fatidica domanda.

    Perche lavoriamo?
    Attualmente passo circa il cinquanta per cento del mio tempo facendo consulenze con manager su problemi di mutamenti organizzativi e sviluppo (cose tipo: creazione dello spirito di gruppo, risoluzione dei conflitti, pianificazione strategica e innovazione di prodotto). L’altra metà del mio tempo la passo a scrivere libri su questi temi e sulla creatività e la psicologia dello sviluppo personale e professionale. Lavoro sodo e mi piace quel che faccio. Allora mi chiedo: perché? Quali sono le ricompense e le motivazioni?
    Consulenza:
    In questo ambito sono motivato da:

      1. La sfida di improvvisare (creando attività sul momento che aiutino la gente a chiarire i loro bisogni, lavorare sui loro problemi, raggiungere i loro obiettivi).
      2. Sapere che ho influenza sugli altri ( che le attitudini e gli atteggiamenti delle persone mutano e si espandono).
      3. Interagire con la gente (prendere e dare, divertirsi, ridere, scoprire.)
      4. Il viaggio e l’opportunità di visitare nuovi luoghi.
      5. Avere un reddito.

    Riassunto: amo improvvisare, avere influenza, interagire con la gente, viaggiare e guadagnare in quest’ordine.
    Per quanto riguarda la professione di scrittore l’obiettivo è diverso, il ritmo è diverso e quindi sono diverse anche le ricompense. In questo caso le mie priorità sono:

      1. Imparare, esplorare qualsiasi cosa mi interessi: studiare, ricercare, mettere insieme le idee, scoprire nuove intuizioni, indagare nuove forme, capire.
      2. Organizzare e produrre qualcosa di tangibile come un nuovo libro.
      3. Essere riconosciuto come l’autore di libri utili e provocatori.
      4. Vendermi come scrittore e consulente.
      5. Vendere i miei libri e ottenere un profitto.

    Amo apprendere, essere produttivo, ottenere riconoscimenti, usare i miei libri per vendere i miei servizi e ottenere un profitto.
    Per piacere, fate un favore a voi stessi e chiarite quali sono i vostri coinvolgimenti professionali e le vostre motivazioni. Potreste rimanerne sorpresi. E sicuramente ne sarete galvanizzati.
    (Aha! Creating Each Day with Insight and Daring: Creative Opportunities for every day of the year by William Sturner).

    Per un appassionato di sviluppo personale, comunicazione e coaching è difficile non essere suggestionato da questa struttura, ma attenzione! Cercate le vostre reali e sincere motivazioni.
    E se la risposta ve la siete data e ne avete voglia, pubblicatela nei commenti, può essere d’ispirazione.

    Francesco Perticari

    E se…

    e se...

    E se l’unica barriera al flusso dirompente della nostra evoluzione creativa fossero i pensieri e le credenze limitanti?

    E se la realtà fosse un’illusione individuale e collettiva costruita da menti limitate, incapaci di concepire un disegno più ampio, e legate da un solido patto di alleanza fra ego?

    E se esistessero più dimensioni e quella di cui siamo attualmente consapevoli fosse solo una delle tante?

    E se qualcuno desse un senso alla sofferenza umana e all’ingiustizia terrena regalandoci un paio di magici occhiali che ci aprissero ad una visione più profonda e completa di quella che abbiamo ora?

    E se davvero le cose più importanti fossero quelle che non si vedono e non producono apparentemente risultati concreti nella nostra vita?

    E se la nostra esperienza di vita fosse semplicemente il frutto di azioni e decisioni precedenti che non ricordiamo?

    E se ogni situazione problematica che incontriamo nel viaggio dell’esistenza terrena fosse solo un’occasione straordinaria di crescita e di miglioramento?

    E se l’attaccamento ai soldi, alle persone e alle cose fosse realmente un ostacolo alla crescita spirituale?

    E se vivere in maniera piena e in linea con i principi immutabili dell’esistenza fosse più importante del successo pubblico, del suv, del conto in banca e della villa con piscina?

    E se il confronto diretto con la materialità e la fisicità fosse un indispensabile tragitto per esercitare il nostro Spirito all’evoluzione attraverso la sperimentazione e la comprensione del mondo emozionale?

    E se la sessualità non facesse parte né dell’inferno, né del paradiso, ma fosse parte integrante della terra e della natura?

    E se alcuni sacrifici che facciamo fossero comodi alibi per resistere ad un cambiamento evolutivo che ci porterebbe ad attraversare nuove aree di esperienza e nuovi mondi possibili?

    E se il nostro scopo nel mondo fosse semplicemente quello di migliorarci e conoscere noi stessi sfruttando al massimo e nel migliore dei modi il nostro potenziale?

    E se alla fine percorso venissimo giudicati non tanto per le cose buone o cattive che abbiamo fatto ma per tutte le occasioni in cui abbiamo mancato di manifestare il nostro amore?

    E se essere fosse decisamente più importante di avere, fare, dimostrare, affermarsi, vincere, dare, ecc?

    E se la nostra galassia fosse una goccia d’acqua nell’oceano infinito dell’universo e il nostro cuore un oceano infinito nella goccia della vita?

    E se la felicità fosse una scelta?

    E se Dio esistesse davvero?

    E se voleste aggiungere i vostri e se ai commenti ne sarei molto felice…

    Francesco Perticari

    Pescare sulla schiena della balena è una frase coniata da Joseph Cambell, psicologo e allievo di Jung, nei confronti di Freud il padre della psicanalisi.

    J. Cambell sosteneva che Freud – al quale va riconosciuto il gran merito di aver scoperto la presenza dell’inconscio – andasse alla ricerca dei “pesciolini della sessualità” per capire la psiche umana, senza rendersi conto di essere seduto sulla “balena”, archetipo dello Spirito immerso nel mare infinito dell’esistenza.

    Questo aforisma si adatta perfettamente ad una rappresentazione simbolica dell’atteggiamento del Leader.

    Il leader va a pesca di pesciolini chiamati obiettivi, di pesci di media taglia che si chiamano scopi e si occupa della pastura incessante dei pesci pregiati: i principi. Egli non dimentica, però, di far attenzione a dove si siede. Non si dimentica della propria anima, si cura di quello che non vede con gli occhi e non fa parte dei quotidiani obblighi esistenziali.

    Ogni leader cerca la balena a modo suo. Non è importante la tecnica di pesca o se la navigazione avviene su un bragozzo d’altri tempi o su uno yacht della Ferretti. L’importante è la ricerca che può realizzarsi in mille modi: attraverso la meditazione, la lettura dei migliori autori sul miglioramento personale, la curiosità per i meccanismi della mente, la destrutturazione dell’ego, l’amore incondizionato verso il prossimo, l’attenzione costante verso le domande importanti della vita o un qualsiasi percorso spirituale e di miglioramento del proprio potenziale.

    E quando trova la balena? Come si comporta? Cosa fa il leader?
    Quando la trova non si siede sulla sua schiena a pescare insignificanti pesciolini.

    Come Pinocchio in un’improbabile iniziazione dei nostri giorni, il leader si tuffa nel ventre del maestoso cetaceo alla ricerca del babbo, per uscirne completamente trasformato: da burattino di legno a bambino in carne e ossa, pronto a smettere di raccontarsela.

    L’archetipo della balena che s’immerge nella profondità dell’oceano, è il simbolo dell’avventura dell’uomo all’interno del proprio sé, alla scoperta del nucleo nascosto nella profondità dell’esperienza umana, garanzia di una ciclica gestazione che lo fa rinascere ad una nuova vita attraverso il magico contatto con il suo cuore antico, ogni volta che riprova a respirare con la natura.

    Il viaggio-avventura nell’antro della balena è una opportunità che abbiamo sempre, ad ogni istante, tutte le volte che decidiamo di guardarci dentro per dare la migliore risposta alla situazione presente. Tutte le volte che invece di imprecare contro gli altri, contro la sfiga o peggio ancora contro noi stessi, decidiamo di prenderci la responsabilità dei nostri comportamenti e delle nostre re-azioni.

    Il leader coglie l’opportunità e, come Giona il profeta, viene vomitato e resuscitato dalle fauci nell’onda della quotidianità: in famiglia, al lavoro, nelle relazioni; sempre più abile a dare risposte, a guidare gli altri, a comprendere le proprie pulsioni, a modellare successi e ad imparare dal proprio mondo emotivo grazie alla straordinaria avventura introspettiva.

    Voglio terminare questo post, forse un po’ troppo pretenzioso, con un altro aforisma di Campbell: “ il grande interrogativo è se sarai capace di dire un sì convinto alla tua avventura”.

    Francesco Perticari

    comportamento da leader 1

    Il mio pensiero sulla leadership non è originale. Seth Godin, l’attuale guru del marketing, interpreta il concetto di leadership come opportunità per tutti di uscire dalla mediocrità e prerogativa indispensabile per chi vuole migliorarsi attraverso l’impegno.
    Prima di lui, negli anni ’80, Warren Bennis scrive On becoming a leader (trad. it. Come si diventa leader: Sperling kupfer, Milano 1990) dove “si chiede come poter fare della leadership un’abitudine di vita mentre il mondo diventa una confusione di cambiamenti”. Descrive anche una serie di comportamenti che contraddistinguono i leader, quelli veri. Egli elenca i comportamenti (che riporto sotto commentandoli) attraverso i quali riconoscere la leadership negli altri, oppure attrarre un processo di trasformazione personale applicandoli alla propria vita:

      APPRENDIMENTO CONTINUO E PERENNE CURIOSITA’

    Avete mai conosciuto leader mentalmente immobili, ostili al cambiamento e indifferenti agli altri e alle situazioni?

      VISIONE AVVINCENTE

    I leader si attrezzano per dichiarare la propria mission: la cornice dentro la quale inserire i propri sogni sottoforma di obiettivi di vita. Tutto ciò rappresenta la vision e quella dei leader è avvincente.

      CAPACITA’ DI COMUNICARE LA PROPRIA VISIONE E MOTIVARE GLI ALTRI A SEGUIRLA

    Il mondo, la realtà, la vita, tutto è comunicazione. Se vogliamo essere leader dobbiamo essere bravi comunicatori. Gli altri sono troppo importanti per potersi permettere il lusso di non ascoltarli e non farsi capire da loro.

      TOLLERARE L’INCERTEZZA E ASSUMERSI DEI RISCHI: AUDACIA

    Se vogliamo ottenere grandi risultati dobbiamo mantenere la capacità di alimentare i nostri sogni. Questo comporta il rischio di non raggiungerli ma, come sostiene il motivatore Les Brow, “Punta a conquistare la luna, se non ci sarai riuscito, avrai comunque vagabondato tra le stelle”.

      INTEGRITA’ PERSONALE
      Conoscenza di sé

    Essendo un bravo comunicatore, il leader, comunica bene anche con se stesso, perciò si conosce.

      Candore

    Al contrario di quello che ci fanno credere, il mondo non è per i furbi, il mondo è per i leader.

      Maturità

    Per me è la consapevolezza di non essere al centro dell’universo.

      Accettare le critiche

    E’ un comportamento basilare per essere migliori; chi non accetta e non analizza le critiche si sottomette alla mediocrità.

      ESSERE UNA PERSONA UNICA, UN INDIVIDUO ORIGINALE

    Tutti noi nasciamo unici, l’importante è continuare a riconoscerci come tali. Conformarsi è la scelta più comoda per la mente critica che, in questo modo, ci conduce a diventare sudditi del potere degli altri.
    Nella mia esperienza professionale tutti i leader che ho conosciuto erano spugne: assorbivano il meglio dagli altri e lo rielaboravano producendo innovazione e risultati.

      REINVENZIONE: TALVOLTA CREARE COSE NUOVE COMPORTA IL FATTO DI RICREARE NOI STESSI

    I leader sanno che l’universo è dinamico e non si fossilizzano sull’idea di un Sé statico, anzi si allenano al cambiamento poiché non esiste nulla d’immutabile. Essi sono protagonisti della loro evoluzione creativa.

      PENSARE E RIFLETTERE: CERCARE RISPOSTE E PRENDERE DECISIONI

    I leader amano trascorrere molto del loro tempo nel quadrante II (Le 7 regole per avere successo di S. R. Covey ed. franco angeli / trend ): area delle cose importanti ma non urgenti dove progettare, decidere, immaginare, scegliere le priorità, applicare la disciplina, esercitare autocontrollo. Non amano stare nell’emergenza del quotidiano, fanno di tutto per evitare problemi pressanti e soprattutto evitano accuratamente di farsi coinvolgere da cose senza importanza.

      PASSIONE PER LE PROMESSE DELLA VITA: UNA FEDE DEL MEGLIO PER NOI E PER GLI ALTRI

    Il commento a questo punto lo trovate qui.

      VEDERE IL SUCCESSO NEI PICCOLI PROGRESSI E NELLE PICCOLE GIOIE DI OGNI GIORNO, SENZA ASPETTARE CHE ARRIVI IL GRANDE SUCCESSO

    I leder sanno accettare e ringraziare, sempre.

      IMPIEGARE IL PROPRIO CONTESTO DI VITA, ANZICHE’ ARRENDERSI AD ESSO

    Se siamo qui, ora, c’è una ragione ben precisa. Il grande Regista non sbaglia: la scena che stiamo girando è la migliore opportunità per l’interpretazione da oscar. I leader sono attori da oscar.
    Qualsiasi vita è un’opportunità, non una prigione.

    Francesco Perticari

    libri che consiglio

    I 50 libri sul successo finanziario e personale
    ISBN: 9788871529363

    Prezzo € 18,50

    Compralo su Macrolibrarsi

    i am a leader 1
    Sono convinto che il mondo abbia un disperato bisogno di leader: autentici, veri, coraggiosi leader.
    Persone con la determinata volontà di evolversi dall’essere il prodotto dell’ambiente in cui si trovano.
    Persone con l’audace capacità d’innovare e cambiare la particolare situazione spazio-temporale in cui stanno vivendo.
    C’è necessità di combattenti che conducano una guerra senza quartiere allo status quo a favore di una dichiarazione d’indipendenza rispetto all’uniformità culturale, ai pregiudizi sull’età e sul sesso, al conformismo dilagante e persino ai giudizi degli altri.
    “I leader non si limitano ad agire bene secondo gli standard della loro cultura: essi creano contesti nuovi, cose nuove, modi nuovi di fare e di essere”.
    La leadership è per tutti; soprattutto per noi che, forse, non siamo divi televisivi, politici con importanti incarichi istituzionali, presidenti del consiglio o della regione Lazio, veline o calciatori.
    E’ per noi, che non abbiamo bisogno del successo per impegnarci.
    E’ per noi, che desideriamo la felicità dei figli, lasciandoli sbagliare in santa pace anche correndo il rischio di deludere le nostre attese.
    E’ per noi, individui consapevoli che la leadership non ha a che fare con il potere (quello autoritario e precostituito), con le macchine blu o con l’assurda notorietà mediatica capace di assurgere ad ambigui idoli del nostro tempo soggetti come Fabrizio Corona, molto lontano dalle qualità del leader.
    I veri leader non sempre sono persone note e nemmeno persone per bene.
    I veri leader sono persone con un’eccezionale capacità di credere in qualcosa.
    I veri leader siete voi che state leggendo questo post.
    Andate fuori e fatevi riconoscere: il carisma è una scelta, non un dono!

    Francesco Perticari

    image_gallery

    “Lavorare meno per vivere meglio” ha sostenuto, domenica 10 ottobre a Forlimpopoli, Serge Latouche, uno dei patriarchi del movimento ‘decrescita serena’, durante la cerimonia per il ritiro del premio Artusi 2009.
    Per la verità ha detto altre cose molto interessanti, rese ancora più piacevoli dal buon italiano e da un’intelligente ironia espositiva, ma questa mi ha colpito particolarmente forse perché si colloca al di fuori di un contesto sociologico, politico o economico, inserendosi in terreni più affini ai miei interessi.
    “Vivere meglio” è la frase chiave che ha acceso la mia attenzione perché ha a che fare con gli argomenti che prediligo: quelli della crescita interiore, della leaderschip personale e del miglioramento.

    Non occorre essere ecologisti, ambientalisti, verdi, antiliberisti o sociologi per capire che la crescita infinita non può essere perseguita ancora per molto in un mondo sostanzialmente finito. Una persona mediamente intelligente e mediamente informata può rendersi conto che l’umanità, o meglio una parte di essa, sta depauperando le risorse del pianeta a favore di uno stile di vita al centro del quale regnano sovrani la filosofia dello sviluppo a tutti i costi, l’incremento del PIL, la crescita a tutti i livelli e l’aumento rapido del fatturato.

    L’aberrazione del concetto di sviluppo e di progresso inteso come forma accelerata e artificiale dell’evoluzione può aver apportato alcune comodità ma non la felicità interiore.

    La corsa smodata e incontrollata verso la iper-produzione di beni e l’induzione al consumo fine a se stessi non hanno ottenuto risultati positivi relativamente alla condizione dei singoli individui.
    Secondo le statistiche siamo sempre più grassi, comodi, depressi, possessori di ogni tipo di beni, in gran parte superflui, immancabilmente infelici e inclini alla dipendenza in ogni sua forma : droga, sesso, fumo, cibo (anoressia e bulimia), gioco d’azzardo, sport, partner e persino dal lavoro (workhaolist).

    L’economia, attualmente, non è al servizio dell’umanità ma è il fine ultimo verso il quale sembra muoversi ogni azione collettiva di noi, ospiti di questo disgraziato pianeta.

    Sono sicuro che in breve tempo la filosofia della decrescita sarà il fondamento di un nuovo e più opportuno stile di vite per una cerchia sempre più ampia di persone.

    Buona “a-crescita” economica e buona crescita interiore a tutti.

    Francesco Perticari

    Un libro di Serge Lautoche che ho letto e che consiglio

    Dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa
    ISBN: 8833916235

    Prezzo € 10,00

    Compralo su Macrolibrarsi

    jericho e le noccioline

    jericho e le noccioline


    Il web sta diventando sempre più un catalizzatore di persone appassionate, desiderose di partecipazione diretta e di coinvolgimento attivo nei vari processi dell’informazione, della cultura, dei media e della produzione.
    Un “onda anomala” di consumatori ravveduti che, stanchi di farsi prendere per i fondelli, vogliono far sentire la loro voce.
    E, a volte, ci riescono, come dimostra la vecchia storia che sto per raccontare.
    Nel 2006 la CBS lancia, sul piccolo schermo, Jericho: una serie televisiva di stampo post apocalittico (tipo Lost) proposta anche dalla Rai.
    I produttori pubblicano un fan forum e un wiki sul sito cbs.com per coinvolgere efficacemente gli estimatori della serie.
    Nel 2007, la dura legge dello share costringe la CBS ad annunciare la sospensione di Jericho.
    Ma creare cultura partecipativa sul web significa innescare un’onda anomala difficilmente controllabile come la ribellione di massa dei fans di Jericho che hanno dato vita ad una protesta veramente molto curiosa inviando venti tonnellate di noccioline, per un valore di 50.000 dollari, ai produttori del loro telefilm preferito.
    Uno dei protagonisti del serial, infatti, ripeteva costantemente “Nuts!”, che in inglese significa contemporaneamente “noccioline” e “che follia!”, quando si ritrovava a dover protestare per qualche assurda situazione.
    La CBS ha dovuto riaprire le danze promettendo altri sette episodi per l’anno successivo e ha ringraziato i protestanti con una mail che finiva pressappoco così:
    “…Vi ringraziamo per aver espresso il vostro sostegno a Jericho, in un modo così straordinario. La vostra protesta è stata creativa, duratura, e ha avuto dei toni ben meditati e molto rispettosi. Siete riusciti nel vostro intento.
    Un saluto affettuoso,
    Nina Tassler
    Presidente – CBS Entertainment
    P.S. per favore, smettete di inviarci tutte queste noccioline.”

    Francesco Perticari

    Articoli precedenti »