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comportamento da leader 1

Il mio pensiero sulla leadership non è originale. Seth Godin, l’attuale guru del marketing, interpreta il concetto di leadership come opportunità per tutti di uscire dalla mediocrità e prerogativa indispensabile per chi vuole migliorarsi attraverso l’impegno.
Prima di lui, negli anni ’80, Warren Bennis scrive On becoming a leader (trad. it. Come si diventa leader: Sperling kupfer, Milano 1990) dove “si chiede come poter fare della leadership un’abitudine di vita mentre il mondo diventa una confusione di cambiamenti”. Descrive anche una serie di comportamenti che contraddistinguono i leader, quelli veri. Egli elenca i comportamenti (che riporto sotto commentandoli) attraverso i quali riconoscere la leadership negli altri, oppure attrarre un processo di trasformazione personale applicandoli alla propria vita:

    APPRENDIMENTO CONTINUO E PERENNE CURIOSITA’

Avete mai conosciuto leader mentalmente immobili, ostili al cambiamento e indifferenti agli altri e alle situazioni?

    VISIONE AVVINCENTE

I leader si attrezzano per dichiarare la propria mission: la cornice dentro la quale inserire i propri sogni sottoforma di obiettivi di vita. Tutto ciò rappresenta la vision e quella dei leader è avvincente.

    CAPACITA’ DI COMUNICARE LA PROPRIA VISIONE E MOTIVARE GLI ALTRI A SEGUIRLA

Il mondo, la realtà, la vita, tutto è comunicazione. Se vogliamo essere leader dobbiamo essere bravi comunicatori. Gli altri sono troppo importanti per potersi permettere il lusso di non ascoltarli e non farsi capire da loro.

    TOLLERARE L’INCERTEZZA E ASSUMERSI DEI RISCHI: AUDACIA

Se vogliamo ottenere grandi risultati dobbiamo mantenere la capacità di alimentare i nostri sogni. Questo comporta il rischio di non raggiungerli ma, come sostiene il motivatore Les Brow, “Punta a conquistare la luna, se non ci sarai riuscito, avrai comunque vagabondato tra le stelle”.

    INTEGRITA’ PERSONALE
    Conoscenza di sé

Essendo un bravo comunicatore, il leader, comunica bene anche con se stesso, perciò si conosce.

    Candore

Al contrario di quello che ci fanno credere, il mondo non è per i furbi, il mondo è per i leader.

    Maturità

Per me è la consapevolezza di non essere al centro dell’universo.

    Accettare le critiche

E’ un comportamento basilare per essere migliori; chi non accetta e non analizza le critiche si sottomette alla mediocrità.

    ESSERE UNA PERSONA UNICA, UN INDIVIDUO ORIGINALE

Tutti noi nasciamo unici, l’importante è continuare a riconoscerci come tali. Conformarsi è la scelta più comoda per la mente critica che, in questo modo, ci conduce a diventare sudditi del potere degli altri.
Nella mia esperienza professionale tutti i leader che ho conosciuto erano spugne: assorbivano il meglio dagli altri e lo rielaboravano producendo innovazione e risultati.

    REINVENZIONE: TALVOLTA CREARE COSE NUOVE COMPORTA IL FATTO DI RICREARE NOI STESSI

I leader sanno che l’universo è dinamico e non si fossilizzano sull’idea di un Sé statico, anzi si allenano al cambiamento poiché non esiste nulla d’immutabile. Essi sono protagonisti della loro evoluzione creativa.

    PENSARE E RIFLETTERE: CERCARE RISPOSTE E PRENDERE DECISIONI

I leader amano trascorrere molto del loro tempo nel quadrante II (Le 7 regole per avere successo di S. R. Covey ed. franco angeli / trend ): area delle cose importanti ma non urgenti dove progettare, decidere, immaginare, scegliere le priorità, applicare la disciplina, esercitare autocontrollo. Non amano stare nell’emergenza del quotidiano, fanno di tutto per evitare problemi pressanti e soprattutto evitano accuratamente di farsi coinvolgere da cose senza importanza.

    PASSIONE PER LE PROMESSE DELLA VITA: UNA FEDE DEL MEGLIO PER NOI E PER GLI ALTRI

Il commento a questo punto lo trovate qui.

    VEDERE IL SUCCESSO NEI PICCOLI PROGRESSI E NELLE PICCOLE GIOIE DI OGNI GIORNO, SENZA ASPETTARE CHE ARRIVI IL GRANDE SUCCESSO

I leder sanno accettare e ringraziare, sempre.

    IMPIEGARE IL PROPRIO CONTESTO DI VITA, ANZICHE’ ARRENDERSI AD ESSO

Se siamo qui, ora, c’è una ragione ben precisa. Il grande Regista non sbaglia: la scena che stiamo girando è la migliore opportunità per l’interpretazione da oscar. I leader sono attori da oscar.
Qualsiasi vita è un’opportunità, non una prigione.

Francesco Perticari

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i am a leader 1
Sono convinto che il mondo abbia un disperato bisogno di leader: autentici, veri, coraggiosi leader.
Persone con la determinata volontà di evolversi dall’essere il prodotto dell’ambiente in cui si trovano.
Persone con l’audace capacità d’innovare e cambiare la particolare situazione spazio-temporale in cui stanno vivendo.
C’è necessità di combattenti che conducano una guerra senza quartiere allo status quo a favore di una dichiarazione d’indipendenza rispetto all’uniformità culturale, ai pregiudizi sull’età e sul sesso, al conformismo dilagante e persino ai giudizi degli altri.
“I leader non si limitano ad agire bene secondo gli standard della loro cultura: essi creano contesti nuovi, cose nuove, modi nuovi di fare e di essere”.
La leadership è per tutti; soprattutto per noi che, forse, non siamo divi televisivi, politici con importanti incarichi istituzionali, presidenti del consiglio o della regione Lazio, veline o calciatori.
E’ per noi, che non abbiamo bisogno del successo per impegnarci.
E’ per noi, che desideriamo la felicità dei figli, lasciandoli sbagliare in santa pace anche correndo il rischio di deludere le nostre attese.
E’ per noi, individui consapevoli che la leadership non ha a che fare con il potere (quello autoritario e precostituito), con le macchine blu o con l’assurda notorietà mediatica capace di assurgere ad ambigui idoli del nostro tempo soggetti come Fabrizio Corona, molto lontano dalle qualità del leader.
I veri leader non sempre sono persone note e nemmeno persone per bene.
I veri leader sono persone con un’eccezionale capacità di credere in qualcosa.
I veri leader siete voi che state leggendo questo post.
Andate fuori e fatevi riconoscere: il carisma è una scelta, non un dono!

Francesco Perticari

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“Lavorare meno per vivere meglio” ha sostenuto, domenica 10 ottobre a Forlimpopoli, Serge Latouche, uno dei patriarchi del movimento ‘decrescita serena’, durante la cerimonia per il ritiro del premio Artusi 2009.
Per la verità ha detto altre cose molto interessanti, rese ancora più piacevoli dal buon italiano e da un’intelligente ironia espositiva, ma questa mi ha colpito particolarmente forse perché si colloca al di fuori di un contesto sociologico, politico o economico, inserendosi in terreni più affini ai miei interessi.
“Vivere meglio” è la frase chiave che ha acceso la mia attenzione perché ha a che fare con gli argomenti che prediligo: quelli della crescita interiore, della leaderschip personale e del miglioramento.

Non occorre essere ecologisti, ambientalisti, verdi, antiliberisti o sociologi per capire che la crescita infinita non può essere perseguita ancora per molto in un mondo sostanzialmente finito. Una persona mediamente intelligente e mediamente informata può rendersi conto che l’umanità, o meglio una parte di essa, sta depauperando le risorse del pianeta a favore di uno stile di vita al centro del quale regnano sovrani la filosofia dello sviluppo a tutti i costi, l’incremento del PIL, la crescita a tutti i livelli e l’aumento rapido del fatturato.

L’aberrazione del concetto di sviluppo e di progresso inteso come forma accelerata e artificiale dell’evoluzione può aver apportato alcune comodità ma non la felicità interiore.

La corsa smodata e incontrollata verso la iper-produzione di beni e l’induzione al consumo fine a se stessi non hanno ottenuto risultati positivi relativamente alla condizione dei singoli individui.
Secondo le statistiche siamo sempre più grassi, comodi, depressi, possessori di ogni tipo di beni, in gran parte superflui, immancabilmente infelici e inclini alla dipendenza in ogni sua forma : droga, sesso, fumo, cibo (anoressia e bulimia), gioco d’azzardo, sport, partner e persino dal lavoro (workhaolist).

L’economia, attualmente, non è al servizio dell’umanità ma è il fine ultimo verso il quale sembra muoversi ogni azione collettiva di noi, ospiti di questo disgraziato pianeta.

Sono sicuro che in breve tempo la filosofia della decrescita sarà il fondamento di un nuovo e più opportuno stile di vite per una cerchia sempre più ampia di persone.

Buona “a-crescita” economica e buona crescita interiore a tutti.

Francesco Perticari

Un libro di Serge Lautoche che ho letto e che consiglio

Dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa
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jericho e le noccioline

jericho e le noccioline


Il web sta diventando sempre più un catalizzatore di persone appassionate, desiderose di partecipazione diretta e di coinvolgimento attivo nei vari processi dell’informazione, della cultura, dei media e della produzione.
Un “onda anomala” di consumatori ravveduti che, stanchi di farsi prendere per i fondelli, vogliono far sentire la loro voce.
E, a volte, ci riescono, come dimostra la vecchia storia che sto per raccontare.
Nel 2006 la CBS lancia, sul piccolo schermo, Jericho: una serie televisiva di stampo post apocalittico (tipo Lost) proposta anche dalla Rai.
I produttori pubblicano un fan forum e un wiki sul sito cbs.com per coinvolgere efficacemente gli estimatori della serie.
Nel 2007, la dura legge dello share costringe la CBS ad annunciare la sospensione di Jericho.
Ma creare cultura partecipativa sul web significa innescare un’onda anomala difficilmente controllabile come la ribellione di massa dei fans di Jericho che hanno dato vita ad una protesta veramente molto curiosa inviando venti tonnellate di noccioline, per un valore di 50.000 dollari, ai produttori del loro telefilm preferito.
Uno dei protagonisti del serial, infatti, ripeteva costantemente “Nuts!”, che in inglese significa contemporaneamente “noccioline” e “che follia!”, quando si ritrovava a dover protestare per qualche assurda situazione.
La CBS ha dovuto riaprire le danze promettendo altri sette episodi per l’anno successivo e ha ringraziato i protestanti con una mail che finiva pressappoco così:
“…Vi ringraziamo per aver espresso il vostro sostegno a Jericho, in un modo così straordinario. La vostra protesta è stata creativa, duratura, e ha avuto dei toni ben meditati e molto rispettosi. Siete riusciti nel vostro intento.
Un saluto affettuoso,
Nina Tassler
Presidente – CBS Entertainment
P.S. per favore, smettete di inviarci tutte queste noccioline.”

Francesco Perticari




fish buoy

Inserito originariamente da francesco perticari

E’ nato un nuovo uccello freccia, si chiama Fish Buoy e fa parte della mia collezione di segnavento artistici.
Se volete sapere cosa sono gli uccelli freccia cliccate qui.
Non li troverete nei cataloghi d’arte ufficiali e nemmeno nelle più importanti gallerie.
L’autore è un’artista libero, un pazzo.
Perchè la vera arte è pazzia e i veri artisti “non li comanda nessuno” come diceva Antonio Ligabue (il pittore, non il fratello di Luciano).
Spero vi piaccia ma se così non fosse, “no problem”: gli uccelli freccia non sono per tutti e loro non se la prendono.

Francesco Perticari

Navigando sul web ho inciampato in questa bella presentazione di Miriam Bertoli.
Come tutte le presentazioni su slide è difficile comprenderne le sfumature e l’esatto filo del discorso poichè, di solito, nascono come guida per relazionare ad un pubblico ma alcune considerazioni hanno riacceso il mio interesse per il personal branding.
Conoscere la percezione che hanno di te amici, collaboratori, famigliari e conoscenti ovvero la “rete sociale”, aiuta a definire obiettivi e priorità nelle azioni e soprattutto sposta il comportamento in un’area di attenzione proficua anche per lo sviluppo del proprio potenziale.
Nel web “tu non sei tu, sei quello che google dice di te: la tua identità online”. Nella vita tu non sei tu, sei quello che le persone pensano di te. Ecco perchè, nel web e nella vita, la comunicazione del proprio brand è così importante.
Il nostro “Essere unici e inimitabili” è ciò che dobbiamo imparare a comunicare.
Seth Godin, il guru del nuovo marketing, sostiene che nella nostra società, grazie anche al web, non ci sono più scuse per essere mediocri.
Per costruirci la nostra identità online, dobbiamo per primo ascoltare: citazioni, link, recensioni, saluti e parole chiave.
E nella vita? Stessa cosa: ascoltare se stessi e gli altri.
L’ascolto è una vera arte, sottovalutata dai più, utilissima per aprire la mente ma difficile da applicare a causa della nostra diffusa incapacità di astenerci dal giudizio.
Nel web, scrive Miriam, dobbiamo “costruire” la nostra identità scegliendo strumenti, contenuti e poi affinarne la gestione con costanza nel tempo.
E nella vita? Cosa Cambia?
Stare sul web in maniera consapevole aiuta anche nella vita. Ci fa essere più attenti ai comportamenti, agli altri e, in fondo, per comunicare bene il brand siamo stimolati a una ricerca più profonda della nostra unicità.

Francesco Perticari

NickVujicic

La strada della leadership personale non è impossibile.

Iniziare un percorso di miglioramento di sé nella dimensione fisica, mentale, socio-emozionale e spirituale non è cosa da supereroi berlusconiani. E’ uno spazio avvincente situato al centro delle quattro aree e aperto a ciascuno di noi. Non richiede intelligenza particolarmente sviluppata, carisma innato, spirito ascetico o un fisico prestante.

Noi tutti, che lo vogliamo o no, siamo in qualche punto di questo cammino evolutivo inevitabile. Nascendo abbiamo imboccato la rampa della vita che ci porta naturalmente a crescere e migliorarci se non altro perché all’interno di un universo dinamico in costante evoluzione.

Ci sono due modi di affrontare la strada: esplorare o aderire alle circostanze, sentirsi responsabili –in grado di dare una risposta – o semplicemente reattivi, dire sì o dire no, ricercare o conoscere, percorrere vicoli poco frequentati o spingere l’acceleratore sull’autostrada, essere come un temerario che ha solo bisogno di un machete, un cappello e buone scarpe da trekking o come un rappresentante che cerca un albergo a quattro stelle.

Il martedì gli alberghi a quattro stelle sono pieni di uomini d’affari e per fortuna su internet si possono trovare video di qualche temerario come Nick Vujicic, al quale basta il cappello perché del machete e delle scarpe non saprebbe cosa farsene.

Egli insegna alle persone l’arte di rialzarsi da terra.

Nick Vujicic è completamente privo di arti superiori e inferiori e fa cose ritenute impossibili alla maggior parte di noi umani normalmente abili. Parla, canta, balla, suona, ride davanti a centinaia di persone e riesce persino a cavalcare le onde con una tavola da surf. Anche Simona Atzori, nata completamente senza braccia, ha coronato i suoi sogni diventando una bravissima e apprezzata ballerina e, siccome nutriva un’immensa passione, anche un’ottima pittrice.

La differenza fra questi due ragazzi e la maggior parte di noi sta nell’impegno, nella determinazione e nella tenacia con cui hanno saputo alimentare i propri sogni. Essi incarnano la strada consapevole della leaderchip personale e c’insegnano, come dice Veltr… ops, Obama, che “We can”, noi possiamo.

La crescita personale è percorribile da tutti ma attenzione, diffidate delle scorciatoie dei maghi, delle ricette di fattucchiere ciarlatane e delle semplici e infallibili tecniche.

La leadership è una questione di passione, “se non usate la passione, anch’essa finirà per scemare” (Anthony Robbins).

Francesco Perticari

uma bb

La velocità e il ritmo frenetico che caratterizzano l’attuale sistema di vita rendono indispensabile l’ottimizzazione del tempo, anche di quello dedicato al proprio benessere.
Medici ed esperti sostengono che è necessario dedicare almeno 20-30 minuti della nostra giornata al benessere fisico, al movimento e all’attività fisica. Molto spesso risulta difficile ritagliarsi questi spazi indispensabili all’interno di una giornata piena d’impegni. La soluzione a questo problema può essere l’allenamento con pedana vibrante perché richiede poco tempo. Questo è uno dei principali fattori di successo dell’allenamento e del trattamento vibratorio. I dieci minuti di una seduta completa alla pedana vibrante (venti, se consideriamo i tempi di recupero) sono sufficienti per stimolare il corpo affinché si attivi con le risposte fisiologiche di adattamento responsabili dei rapidi risultati ottenibili su muscoli, tessuti e articolazioni. Il tempo della seduta dipende molto dalla finalità e dagli obiettivi, dall’età, dalla prestanza atletica e dall’abitudine allo stimolo della persona. Esposizioni di 30 minuti, fra sollecitazione attiva e tempi di recupero, sono considerate molto intense, soprattutto per l’attivazione massiccia del sistema nervoso centrale e del sistema nervoso periferico. Nel complesso, il tempo di recupero fra un esercizio vibratorio e l’altro dovrebbe impegnare fra il 60 e il 40 % dell’intera seduta. Di solito gli esercizi vanno dai 30 ai 60 secondi con una pausa di recupero della stessa durata fra l’uno e l’altro.

Francesco Perticari

segnavento bb

C’è una pazza a tre ombrelloni di distanza da quello dove i piccoli hobbit hanno costruito una discarica di giocattoli da mare.
La pazza, durante le mie agognate giornate di ferie, non fa altro che lamentarsi: del caldo asfissiante, dell’acqua troppo fredda, dei bambini che passando sollevano la sabbia, del tempo incerto e del fatto che nessuno vuole parlare con lei.
Lo fa ad alta voce, senza ritegno e senza pace dei poveri vicini di sdraio, vittime rassegnate della situazione.
Il fastidio incessante delle sue rimostranze risuona per lo stabilimento balneare, tutti la sentono e ridono. Tutti sono infastiditi dall’invadenza del suo rumoroso vittimismo.
Quando passo davanti alla sua postazione mi si rizzano i peli e mi viene voglia di rivoltarle un secchio di sabbia sulla testa ma, naturalmente, mi trattengo. Lei continua ad imprecare e il fastidio s’insinua nel pericoloso territorio della rabbia e allora, come con una doccia fredda, il leader che è in me riprende il controllo chiedendosi il perché di una tale reazione.
La risposta è semplice. Gli strani comportamenti della pazza sono la rappresentazione grottesca, ma reale, di ciò che succede a me, a tutti noi credo. Non fa altro che esternare le lamentele che vagano continuamente nella mente di tutti e lei, la pazza, disturba emozionalmente poiché è uno specchio dei nostri atteggiamenti sempre poco riconoscenti e mai o quasi mai appagati del momento presente.
Mi piace pensare che la pazzia non esiste e mi viene in mente la teoria dello psichiatra scozzese dott. R.D. Laing secondo il quale le malattie mentali sarebbero la risposta sana ad un mondo delirante. Un suo seguace sosteneva che “… il più delle volte un individuo diagnosticato come malato di mente è il capro espiatorio emozionale della confusione presente nella sua famiglia e dintorni ed è possibile, in realtà, che sia il membro più sano del gruppo”.
Purtroppo le teorie bizzarre e un po’ romantiche del dott. R. D. Laing sono poco accreditate in ambiente psichiatrico. Lui stesso, ormai disilluso, negli ultimi anni della sua vita si diede all’alcol e nel 1982 dichiarò: “Mi consideravano uno che conosceva le risposte, ma io non le ho mai sapute”.
Grazie lo stesso dott. Laing, io continuo a pensare che siamo tutti un po’ fuori di testa e mi addormento sul lettino della spiaggia sognando un Pazzo con l’ostinazione della leadership che si fa molte, molte domande….

Francesco Perticari

Se questo blog da quattro soldi non ha abbastanza visite, la colpa non è vostra, è mia.
Se non riesco a stimolare una vivace e costruttiva discussione attraendo numerosi commenti, la colpa non è vostra ma mia.
Se in questo momento (in ferie) non ho la benché minima voglia di controllare le e-mail, studiare nuovi progetti e non desidero applicarmi sui miei obiettivi non è perché mi sento stanco; la colpa è della mia mancanza di passione e di lungimiranza.
Se mi sto accasciando sotto l’effetto narcotizzante e depressivo della batosta statale delle scadenze IRPEF e INPS, la colpa è della mia scarsa attitudine alla programmazione e dell’incapacità di collocarmi nel mio vero centro.
Lo so, lo so, un vero leader non parla mai di colpe ma di scostamento dagli obiettivi…
Oggi è diverso. Mi prendo una pausa.
Oggi, per quanto riguarda le aree del lavoro, della contabilità personale e della crescita di questo blog mi prendo una giornata di ferie. Oggi il leader non c’è: closed, stop, finish!
Non azzardatevi a mandare un commento al post, raccomandate o fax o micromessaggi su Facebook, Linkedin e Twitter.
Andrò ad esercitare la leadership sotto l’ombrellone, scegliendo la giusta esposizione alla brezza e al sole. Andrò a mettere in discussione lo status quo dai pescatori di Cervia allenando la tecnica della negoziazione ipnotica per acquistare tre sgombri e due sogliole. Andrò a stimolare la comunicazione fra Coccobello e i Vuccumprà della spiaggia. Farò il bagno fra le alghe con quei due piccoli Hobbit dei miei figli per addestrare la mia capacità di guida, l’abilità d’insegnamento e la capacità di motivazione ( per fargli mettere la testa sott’acqua). Userò il mio carisma e l’attitudine al coinvolgimento organizzando una partita a racchettoni con i miei vicini di sdraio.
Se pensate che la leadership sia una prerogativa dei manager, dei politici o degli allenatori di calcio vi sbagliate di brutto.
In ogni posto, in qualsiasi momento c’è una tribù che sta cercando un leader. In qualsiasi situazione vi trovate c’è sempre qualcuno che sta aspettando qualcun altro con un progetto interessante da condividere, una brillante idea da sposare, un itinerario da seguire.
Coraggio, Andate! Da qualche parte c’è un sostenitore che vi aspetta, alla disperata ricerca del leader del momento. Ma non mandatelo da me: oggi sono in ferie!

Francesco Perticari

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